VIAGGIO AL TERMINE DELLA RETE
intervista a Luca Coclite
a cura di Claudio Musso
CM: Una volta solo architetti e urbanisti, oggi invece anche antropologi, geografi e semiologi dello spazio si interrogano sui delicati limiti semantici della parola mappa. Cosa si prova ad arrivare alla fine del mondo virtuale?
LC: Nel corso degli anni, col perfezionamento degli strumenti proporzionale all’incremento tecnologico, i sistemi di mappatura topografica e terrestre hanno subito radicali trasformazioni passando da un era di “generalizzazione” ad una nuova era di “raffinatezza”. Il passaggio graduale da rappresentativo a “conformativo” ha reso questi potenti mezzi, preziosissimi e utili strumenti alla portata di tutti. Se la pianta di un edificio, notoriamente, è generatrice dell’edificio stesso, allo stesso modo la mappa è generatrice dei nostri viaggi reali o immaginari che siano. A rincarare la dose di “mappatura conforme” è stato il popolare motore di ricerca “Google” che conferisce ad essa ulteriori potenzialità, rivestendola di un nuovo aspetto multi dimensionale. Sono le nuove applicazioni di Google Maps come Street View, Google Latitude (nuova tecnologia di geolocalizzazione volta a stimolare nuovi modi di relazioni interattive) a catalizzare l’interesse di antropologi semiologi e non solo (sempre più stimolati dalla loro natura a “doppio taglio”, utile, ma al contempo insidiosa e invasiva). In un certo senso, l’aver reso vacillante l’aspetto iconico della mappa, con la possibilità di muoversi a 360° in essa, non è solo un passo in più verso la fine del “mondo virtuale” ma soprattutto un passo verso l’incoronamento del sogno/paradosso di Borges e della sua mappa in scala 1:1... Utilizzare una mappa perfetta significa percorrerla al posto del territorio corrispondente...
CM: Perché l’attenzione dell’artista si è posata sui sistemi di mappatura satellitare? Non si tratta ancora una volta dell’intramontabile fascino indiscreto per gli “errori di sistema”?
LC: La sfera emozionale degli artisti è un contenitore incolmabile. Non vi è dubbio che con l’avvento dei sistemi satellitari, l’uso sfrenato dei GPS (Global Positioning System) o addirittura dei servizi di geolocalizzazione degli UTENTI (con le diverse chiavi di lettura) abbiano stimolato l’interesse dell’artista che intravede in queste nuove realtà (laddove l’errore è sempre in agguato), oltre al valore estetico, un’occasione per comunicare e apprendere. Credo si tratti dell’intramontabile fascino indiscreto di creare strutture all’interno di altre strutture.
CM: I livelli di realtà, con particolare riferimento a quelle cosiddette simulate, proliferano e si moltiplicano esponenzialmente. A un tale incremento quantitativo corrisponde un eguale calo qualitativo?
LC: Sì, certamente, soprattutto se col termine qualitativo si fa riferimento, oltre che all’estetica, anche ai contenuti. Credo che le nuove realtà simulate così come l’imporsi del web 2.0, abbiano modificato la posizione dell’individuo/utente, non più visto in una posizione di margine o di isolamento, bensì come persona proiettata in una rete di contatti e relazioni. In ogni caso, siamo coscienti che la realtà è ben altra cosa, il gap che intercorre tra simulato e reale è insito nel fatto che per il momento nessuno di noi potrebbe vivere totalmente all’interno di un software ma, allo stesso tempo, di quest’ultimo non possiamo fare a meno.
CM: Il paragone verrà spontaneo a chi ha visto, almeno una volta, C'etait un rendez vous (1976) di Claude Lelouch, ma le correlazioni non si limitano all’ambito cinematografico. Con quali linguaggi si confronta Gogoogl”e”nd?
LC: La pellicola di Lelouch è il più bel film d’amore che ho visto. In genere, nel mio lavoro si combinano linguaggi differenti che il più delle volte ostruiscono la crescita di un’idea stabile. Sacrifico diversi “linguaggi nobili” decostruendo e ricostruendo a favore di un linguaggio personale, intriso di aspetti ludici, provocatori o addirittura insignificanti.
GOGOOGL(E)ND è un gioco di parole “l’andare verso la fine”, nella narrazione etimologica di GOGOOGL(E)ND prende posto anche la particella “lend” inteso come “prendere in prestito”. Il “già fatto” delle avanguardie storiche compie un evoluzione che detta col linguaggio della rete si trasforma nel “copia/incolla”.
Infine GOGOOGL(E)ND è l’ennesima analisi dello statuto dell’immagine (in rete) e l’autofagia degli aspetti contenutistici dell’immagine destinati a scomparire.
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LUCA COCLITE | Gagliano del capo (LE), 1981 | Vive e lavora a Bologna
Esposizioni selezionate e riconoscimenti:
2008: ABSTRACTA CINEMA // Festival del cinema astratto, a cura di Massimo Pistone, L'Orangerie "Teatro dell'Accademia", Roma; Istituto Italiano di Cultura, Il Cairo; Living Theatre, New York | VIDEOART YEARBOOK 2008, a cura di Renato Barilli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi e Paola Sega, Chiostro di Santa Cristina, Bologna | IMMAGINÈSTESA, a cura di Claudio Musso, CRAC Centro Ricerca Arte Contemporanea, Cremona | IMAGE NOT AVAILABLE, a cura di Claudio Musso, Sesto Senso, Bologna
2007: FERRARAINVIDEO 2007 // The Scientist, a cura di Marco Felloni, Roberto Guerra, Filippo Gandieri, Paolo Orsatti, Vitaliano Teti, Sala Estense, Ferrara
2006: VIDEOGROUND // animazioni e cortometraggi, Arteria, Bologna | EMOZIONI D’ARTE, Metropolitan International Arts, Lecce | VIDEOFRECCIA, Concorso per videoclip e videoarte realizzati nella regione Emilia Romagna, premiato, Molinella (BO) |