IV: Hai parlato durante la performance dell'idea di progetto come qualcosa che rappresenta se stesso. Cosa intendi per "se stesso"? E come ti rappresenti attraverso questo progetto?
EF: Questo progetto fa parte di una ricerca che porto avanti da tanti anni, all'interno di un forte aspetto logico; tale ricerca poi si traduce attraverso l'espressione grafica oppure attraverso la fabbricazione di un maglione e altri modi espressivi. Io credo che ci sia qualcosa di molto interessante nel concetto di autoreferenza, che implica anche l'autoproduzione. Una forma vitale che accoglie, e nel momento in cui accoglie elabora, e nel momento in cui elabora produce una nuova forma di se stessa. E questo è qualcosa che all'arte deve interessare.
Tutto il meccanismo che ho messo in atto questa volta attraverso un semplice scarabocchio tende a questo. Che cosa significa che un progetto rappresenta sè stesso? Significa che generalmente - categoricamente - noi pensiamo alla progettualità come la traduzione di un'idea in un qualcosa che sia applicabile alla realtà fisica, la traduzione reale concreta in un oggetto, ad esempio il progetto di un ponte: una lettura grafica che ti permette di edificare qualcosa. Che cosa significa un progetto che si riferisce a sè stesso? Significa che edifica il progetto stesso. Non c'è nessuna finalità se non quella di continuare la sua vita.
IV: Però in questa referenza, c’è anche una vera e propria interferenza. Quale commento ti ha sorpreso di più oggi, quello che ti fa o ti farà pensare di più a questi temi? Dove è stata la deviazione o l'interferenza che...
EF: Io credo che oggi ci sia stata una complessità di interventi che hanno completato una visione multipla, che necessariamente questo progetto deve suscitare. Essendo un’opera aperta, e non avendo fine, si alimenta di commenti: non saprei dire se c'è stata un'interferenza. Ogni commento, anche i più critici, è comunque produttivo. Mi si è addebitata da una parte una certa presunzione (per aver messo in gioco uno scarabocchio, il che non ha nulla di artistico) e, dal punto di vista logico, di non aver proposto un paradosso sufficientemente incisivo. In realtà, nel momento in cui mi veniva fatta questa critica, si confermava la presenza del paradosso.
IV: L'impressione che alla fine ho avuto è che tutti avessero ragione, che tutti i commenti avessero proprio una necessità. In questo senso il "buon ordine" non diventa non più un ordine logico ma un ordine della coesistenza. Non aprono una problematica sull'ordine come coesistenza di più realtà e commenti?
ES: Io credo che questo che tu hai appena detto sia di estremo rilievo. Mette in gioco il "se stesso" cui ti riferivi prima. L'ego cartesiano che riflette su se stesso torva il suo complemento filosofico nella co-esistenza e quindi - metaforicamente - nell'aggiungersi infinito di possibili messaggi alla stessa condizione, che è quella dello scarabocchio, che è un po' quello della condizione dell’esistenza umana. Il non avere senso e ricercarlo; però dell'avere senso proprio in questo ricercarlo. Non un'assenza assoluta, ma la presenza di qualcosa che non si presta ad una definitezza di interpretazione. Quello che viene messo in gioco nella molteplicità di commenti è proprio l'allargarsi dell'ego sum - come direbbe Nancy - all'ego cum. |
EMILIO FANTIN | Bassano del Grappa, 1954 | vive a Bologna
Artista poliedrico, ha lavorato nelle più prestigiose sedi e manifestazioni internazionali. Il suo lavoro artistico è incentrato sulla smaterializzazione dell’opera e sulla apertura di quest’ultima alla partecipazione di un soggetto collettivo. Spesso, nei suoi lavori, cerca di creare le condizioni per un confronto tra arte e discipline diverse, come la logica matematica, l’architettura, la psicologia. È docente di arte contemporanea e responsabile, assieme a Lorenza Perelli, dell’Osservatorio di Arte Pubblica presso il Politecnico di Milano, Campus Piacenza, Facoltà di Architettura.
Mostre ed eventi (selezione):
2008 | Performance Day - MAMbo, Bologna, I
2007 | Forgotten Sculptores Performa NY, USA
2003 | Astrale - G.A.M. Bologna, I
1995-2000 | Progetto “Oreste” - Varie sedi
1999 | Rêves, Le Magasin - Grenoble, F
1993 | XLV Biennale di Venezia - I
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